«Mi piace quella opaca, ma si sporca?» Davanti ai campioni, la prima domanda spesso non riguarda il colore: riguarda la vita di tutti i giorni. Ed è la domanda giusta, perché una finitura si vede il giorno della consegna e si usa per i vent’anni dopo.
Qui mettiamo in ordine le famiglie di finiture con cui lavoriamo, per le ante e per il piano di lavoro, e il modo in cui aiutiamo a sceglierle.
Prima la domanda giusta: come la userai
Chi cucina ogni sera, chi ha bambini piccoli, chi ha una cucina che prende il sole del pomeriggio, chi vuole pulire in due minuti: sono quattro cucine diverse anche con la stessa planimetria. Il colore viene dopo. Prima si decide quanto la superficie deve sopportare, e quanto tempo vuoi passare a curarla.
Una finitura si sceglie per come invecchia, non per come appare in esposizione.
Le ante laccate: opaco, ultraopaco, lucido
Il laccato è la famiglia più ampia delle nostre collezioni, e c’è in due versioni, laccato e foglio laccato, con gradi di brillantezza che vanno dall’ultraopaco all’extralucido e una tavolozza che va dal bianco alpino al nero grafite, passando per i grigi e per i colori tenui della collezione Young: corallo, giada, ulivo, Sky.
Alla domanda di partenza, sull’opaco che si sporca, la risposta sta in un dettaglio tecnico: le ante Premium opache hanno un rivestimento resistente alle impronte. I segni dell’uso quotidiano si vedono meno e la pulizia richiede meno tempo: è la ragione per cui l’opaco è diventato una scelta pratica e non solo estetica.

Il lucido fa un’altra cosa: riflette la luce e allarga lo spazio, ed è una delle soluzioni che usiamo nelle cucine piccole. Il prezzo da sapere è che sulla superficie lucida le impronte si vedono di più.
Legno ed effetto legno
Il legno porta in cucina una cosa che le superfici uniformi non hanno: la venatura, che cambia con la luce del giorno. Lo proponiamo in due modi. Le finiture effetto legno, come i roveri, danno quel disegno su una superficie uniforme e facile da pulire. Il legno massello, nella collezione Classic, è per chi vuole il materiale vero, con le cornici e i dettagli che una cucina classica richiede.
Il legno delle nostre linee di produzione viene da fonti certificate PEFC, cioè da foreste gestite in modo rinnovabile. Non cambia l’aspetto dell’anta, ma dice da dove viene il legno, ed è scritto in una certificazione.
Vetro, pietra, cemento: le superfici materiche
C’è poi una famiglia che lavora sul carattere più che sul colore. Le ante in finitura vetro, opache in titanio o in bianco alpino, danno profondità a una parete di colonne. Il vetro ottico satinato, accanto a una nicchia illuminata, veste le colonne di una superficie morbida e senza riflessi. Gli effetti pietra, cemento e ardesia della collezione Urban portano in cucina la materia senza il peso e la manutenzione della materia vera.
Sono le finiture che danno più soddisfazione e chiedono più misura: una parete materica regge bene se il resto le fa da sfondo.

Il piano di lavoro: dove si gioca la differenza
Le ante si guardano, il piano si usa. È anche la voce con la forbice di prezzo più ampia, e quella su cui conviene ragionare con più calma.
Laminato. In versione standard o Slim Line, sottile. Ha numerosi disegni, resiste bene all’uso quotidiano e si pulisce con facilità: è la scelta più razionale quando il budget va concentrato altrove.
Ceramic. Un piano da 16 millimetri fatto di 6 millimetri di ceramica massiccia su un supporto di 10 millimetri in vetro riciclato. Antigraffio, completamente impermeabile, resistente a macchie e calore, con un bordo che regge gli urti; gli effetti vanno dal cemento bianco alla pietra blu belga.
Quarzo. Compatto e resistente, disponibile anche colorato, come nelle cucine Young.
Gres e pietra naturale. Le grandi lastre, gli effetti marmo, le venature vere. Sono i piani più scenografici, e anche quelli che allungano i tempi: si misurano dopo che basi e colonne sono montate, e servono tre o quattro settimane prima della posa. Lo abbiamo spiegato parlando dei tempi di una cucina su misura.

Abbinare: tre materiali, non cinque
Il modo più sicuro di sbagliare una cucina è innamorarsi di ogni finitura separatamente. Funziona meglio una regola semplice: un materiale protagonista, uno che gli fa da sfondo, un dettaglio che li lega, come una gola metallica o una rubinetteria coordinata con il lavello. Oltre il terzo, i materiali smettono di dialogare e cominciano a competere.

Una cucina riuscita non ha la finitura più bella: ha le finiture giuste insieme.
Vieni a toccarle
Un campione da dieci centimetri sotto la luce di un negozio dice poco. Nella nostra esposizione ekōD Kitchen, a Roma EUR, le finiture le vedi montate su cucine vere e i piani li tocchi con le mani. Porta una foto del tuo pavimento e del colore delle pareti: la finitura giusta si sceglie accanto a quello che resta.

